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Abbiamo aperto un club su Bridge Champ

Bernardo Biondo Bridge Champ

Abbiamo aperto un club su Bridge Champ

Il problema ce lo siamo trovato davanti ogni anno, sempre uguale. I corsi sono la domenica sera. Finiscono alle undici. Poi passano sette giorni in cui gli allievi non toccano una carta. Quando tornano, metà lezione se ne va a ricostruire quello che avevamo già fatto. Abbiamo provato con le fotocopie. Abbiamo provato con i PDF mandati via WhatsApp. Li faceva sempre la solita minoranza.

Poi abbiamo aperto un club su Bridge Champ, e la settimana vuota ha smesso di essere vuota. Raccontiamo come lo usiamo, perché sospettiamo che in molti circoli il problema sia identico al nostro. È gratis.

La prima cosa che abbiamo capito: servono le classi

Dentro il club si creano dei sottogruppi, che si chiamano classi, e noi le usiamo in due modi contemporaneamente. Abbiamo le classi per anzianità — primo anno, secondo anno, terzo anno — e quelle per calendario, perché il corso del mercoledì pomeriggio e quello del giovedì sera sono due mondi diversi anche quando seguono lo stesso programma. Una persona può stare in più classi insieme.

Il punto è questo: ogni attività che creiamo la indirizziamo a una classe sola. Quando prepariamo un torneo sul gioco per i secondo anno, i principianti non lo vedono nemmeno.

I quiz: la prima volta che abbiamo saputo chi aveva capito

Questa è la funzione che ci ha cambiato il modo di insegnare, e non esageriamo. Funziona così: selezioniamo tredici carte, impostiamo la dichiarazione fino a un certo punto, e ci fermiamo. Poi la domanda: adesso cosa dichiari?

Le risposte le assegniamo noi con un punteggio. All’inizio ne mettevamo una sola giusta, poi abbiamo smesso. Adesso quasi sempre ne mettiamo due: una da dieci punti e una da cinque. Nel bridge la scelta perfetta esiste raramente, e insegnare il contrario ci sembrava disonesto.

La parte che aspettiamo ogni volta arriva dopo. Vediamo come ha risposto ogni singolo allievo, domanda per domanda. C’è un diagramma a torta con tutto il ventaglio delle risposte: quante ne sono arrivate di diverse, dove si è concentrato l’errore, chi ha sbagliato cosa. In aula questo dato non l’abbiamo mai avuto. Chiedevamo “è chiaro?”, quattro teste annuivano e si andava avanti convinti. La prima volta che abbiamo guardato i risultati di un quiz abbiamo scoperto che su undici persone, sette aprivano di 1 senza con una mano che non andava aperta così. Sette su undici. 

I tornei: compiti che nessuno chiama compiti

Nel club si creano tornei di tutti i tipi — a coppie, a squadre, con i bot. Noi usiamo quasi sempre il torneo con i bot, aperto per tutta la settimana.

Carichiamo otto mani su un argomento e le lasciamo lì fino alla settimana dopo. Le giocano quando vogliono, le rigiocano, guardano come le ha giocate qualcun altro. Poi ci facciamo una lezione sopra. Lo chiamiamo “2 teachers is megl che 1”, forse ne avete sentito parlare. Quello che abbiamo capito col tempo è che il valore sta nella ripetizione mirata. Al circolo quella mano precisa capita magari da morto. O la gioca l’avversario. O la dichiarazione prende una piega diversa e il tema che volevamo mostrare sparisce. Nel torneo no: il problema è quello, ci tornano finché non esce.

Per chi ha iniziato da poche settimane usiamo anche i tornei di Minibridge, dove si sceglie solo il contratto e la dichiarazione si salta. All’inizio ci sembrava una semplificazione eccessiva. Ci sbagliavamo.

Il bot che sa più cose di loro

Qui abbiamo sbattuto contro un muro che forse conosci. Non avevamo ancora spiegato le transfer. Il bot le usava. La dichiarazione prendeva una strada che i nostri allievi non potevano decifrare, e il compito diventava inutile.

La soluzione è preimpostare la dichiarazione, o anche il gioco, fino al punto che decidiamo noi. Il lavoro è manuale e si fa dall’archivio mani: si seleziona la mano, si aggiunge la dichiarazione, si salva. Poi, quando si crea il torneo, lo si crea scegliendo la modalità con mano e gioco.

All’allievo arriva la situazione già montata e una sola istruzione: adesso gioca. Lo usiamo anche per impedire che finiscano dentro contratti sbagliati e perdano mezz’ora su una smazzata che non insegna niente. Preparare un torneo così ci porta via venti minuti. È tempo ben investito, fidati.

Quello che è cambiato davvero

Il club non ha sostituito la serata al circolo, e non era quello che volevamo. Quello che ha fatto è tenerci gli allievi attaccati al gioco nei giorni in cui i circoli sono chiusi (nei festivi per esempio) e farci vedere in tempo chi sta restando indietro.

Provare non costa niente ma può salvare molto. 

 

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