Una delle cose che fanno più arrabbiare le donne quando iniziano a giocare a bridge è scoprire che esiste una diffusa convinzione per cui gli uomini siano più bravi di loro in questo sport. Questi ultimi, infatti, riescono a concentrarsi meglio su un unico obiettivo: il bridge, appunto. Se conoscete una donna che pensa a una cosa sola alla volta, vi prego, presentatemela.
La società ci insegna presto che dobbiamo essere mogli, madri, donne in carriera, skin model, amministratrici di bilanci domestici, detective degli oggetti scomparsi in casa ecc… Ed è proprio la società che poi – probabilmente – ci ha impedito di raggiungere il loro livello. In passato, le donne avevano meno tempo libero e meno accesso a competizioni internazionali, viaggi e circoli esclusivi dove si formavano i grandi giocatori. Oggi, però. le donne oltre a giocare e vincere i campionati femminili (sapete che la squadra Azzolini in eccellenza e la squadra Carè in serie A lo hanno fatto addirittura con un turno di anticipo?) giocano spesso un ruolo importante anche nelle competizioni maschili… e nessuno ne parla!
“Uno su mille ce la fa…mi sono chiesto: ma agli altri 999 stronzi nessuno ci deve dedicare una canzone? Ce l’ho fatta io” (questa è una citazione per pochi, chi non capisce abbia pazienza… non ho saputo resistere).
I Campionati Assoluti a Squadre Maschili: la vittoria della squadra Carè
Ieri si sono conclusi i Campionati Assoluti a Squadre e nella categoria maschile ha trionfato la squadra Carè, composta da Bernardo Biondo, sposato Cornali, Niccolò Fossi, Leonardo Cima, Valerio Giubilo, Giuseppe Delle Cave e Matteo Montanari. Ma nessuno ci avrebbe scommesso dopo il primo turno. La competizione è iniziata perdendo 60 a 10 contro la squadra Zampini. Chiudevano la classifica… i veri campioni, però, non si vedono quando vincono, ma quando perdono. Così dal secondo turno hanno iniziato una marcia inarrestabile che li ha portati a vincere con una media del 15.
Ci sono squadre che vincono. E poi ci sono squadre che scelgono di non arrendersi quando tutto sembra già scritto. La Carè ha fatto qualcosa che va oltre il risultato: ha dimostrato che il carattere può ribaltare qualsiasi classifica, che una partenza sbagliata non è una condanna ma una possibilità. Perché in fondo il bridge, come la vita, non premia chi non cade mai, ma chi trova ogni volta un modo diverso per rialzarsi. E continuare. E lasciatemelo dire, non entrerò nella profondità delle storie di ognuno di loro ma ci sono giocatori in questa squadra che hanno applicato al gioco quello che hanno fatto davvero nella vita: trasformare un turno sfortunato in un’occasione di rinascita. Forse è questo che resta davvero di questo campionato: non la vittoria ma il modo di arrivarci. Ora che abbiamo esaurito tutta la retorica, bisogna, però, arrivare a dire anche le cose difficili: bravi gli uomini a crederci anche dopo un inizio zoppicante ma le vere vincitrici di questo Campionato Assoluto a Squadre Maschili sono le donne.
Cima-Giubilo: testa dura non sente ragione…ma la moglie sì.
Momento gossip: Cima-Giubilo non sono una coppia inedita. Hanno giocato insieme per anni, vincendo anche la Coppa del Nonno. Sono due fuoriclasse che sono stati dotati dalla natura di un talento incredibile che, però, ha ceduto al loro carattere difficile. Così, dopo una competizione affilata, si sono salutati e non con quel genere di saluto che termina in un abbraccio. Amici da secoli hanno attraversato un “inverno molto buio” durato anni. Poi ci ha messo mano una donna, anzi una santa.
Ai recenti Campionati Mondiali Leonardo Cima partecipava come componente della Nazionale Mista e Valerio Giubilo come coach. Così Barbarella Dessì mentre, giorno dopo giorno, cucinava la vittoria contemporaneamente lavorava per mettere pace. Oh, alla fine c’è riuscita: la Nazionale Mista ha conquistato la medaglia d’oro e Leonardo e Valerio si sono riconciliati dopo una lunga chiacchierata che gli ha fatto recuperare il tempo perduto. Quando è venuto il momento di organizzare questa squadra, Leonardo era solo e il primo nome che ha fatto è stato quello di Valerio. Il tempo perso non si recupera, ma si può trasformare in un nuovo inizio: e se questa è l’alba…

Biondo-Fossi: galeotta fu la moglie perché lei scrisse
In questo ambiente esiste uno stigma: non si può dire di essere stati lasciati da un compagno. È un po’ come essere una donna di 50 anni e single: tutti si chiedono quale possa essere il problema. Ve lo dico io: in entrambi i casi si tratta di compatibilità. Lo scorso anno Bernardo è stato lasciato dal suo compagno, che ha scelto un altro giocatore.
Sembra una cosa drammatica, ma in realtà Bernardo e Fabio sono (e sì, uso il presente) ancora molto amici, anche se al tavolo non hanno funzionato. Non nascondo che sia stato doloroso, ma forse necessario. Nel frattempo, Niccolò, con il suo adorabile carattere, aveva praticamente smesso di giocare a bridge: lui e il suo talento erano stati “addormentati” con il fuso di un arcolaio (anche questa è una citazione, se non l’avete capita, avete avuto un’infanzia molto difficile).
Tutto è cambiato lo scorso anno, con il Torneo di Benevento. Lui e Rossella cercavano un compagni per lo squadre, io cercavo un modo per staccare e fare un weekend fuori. Gli ho scritto proponendomi insieme a Bernardo e loro hanno accettato. Ci siamo divertiti moltissimo, nonostante il mio bridge. Alla fine del torneo ho chiesto a Bernardo perché non provasse a giocare con Niccolò. Lui lo ha chiesto a Nic, e nessuno dei due ha trovato una ragione valida per non farlo. Così alla fine questa è la storia di come, pur non sapendo fare uno squeeze, ho formato la coppia dei Campioni italiani a coppie e a squadre.
Nota a margine, ma nemmeno troppo a margine: il sistema di Bernardo e Niccolò, quello con cui fanno (quasi) tutti top, è stato scritto da una donna. Sarà forse un caso? Io non credo. Per gli interessati, Rossella lo vende a 50€ a download.

Delle Cave-Montanari: nessuno vince da solo
La squadra che ha vinto i Campionati Assoluti a Squadre Maschili è l’unica che aveva uno sponsor non giocatore e per giunta una donna. Mi direte ”Certo che era cng, è una donna! Non poteva giocare” ma io che la conosco bene, vi dico, che nemmeno avrebbe voluto. Livia Carè è stata la proprietaria di uno degli studi commercialisti più famosi della Capitale e ora dedica quasi tutto il suo tempo al bridge. Dico quasi perché è anche una giocatrice di tennis (in passato una maratoneta), filantropa, appassionata di letteratura e molto altro. Livia, mi perdonerai se non ho memoria di tutto. Uno dei suoi interessi più nobili è senz’altro quello di finanziare nel bridge giovani talenti.
È così che dopo aver conosciuto Giuseppe e aver stretto con lui una solida amicizia lo ha portato in giro per l’Italia e per il mondo (spesso accompagnati dalla fidanzata di lui o dal marito di lei), finanziando anche il suo percorso con Matteo. Senza sponsor il professionismo non esisterebbe e probabilmente; molte delle mani, delle giocate ingegnose e fantasiste di cui parliamo al circolo non avrebbero mai raggiunto la fama che meritano.
Mi sia concessa una piccola polemica: questa coppia vince da anni titoli nel silenzio generale. Non vengono convocati per vestire la maglia azzurra nonostante abbiano dimostrato sul campo talento, serietà e voglia di vincere. Vengono, invece, chiamate coppie molto meno affiatate e che al tavolo INSIEME non hanno raggiunto gli stessi risultati di Giuseppe e Matteo. Forse ci sono giocatori più forti di loro ma a bridge si vince e si perde in coppia. SEMPRE.
Su Matteo, poi, vorrei concludere spendendo due paroline in più. In questo Campionato è stato il vero uomo-partita. Ha motivato i compagni, si è seduto al tavolo con il sorriso, giocando con agonismo ma divertendosi, un aspetto che spesso manca. Questo modo tutto suo di fare squadra, ne sono certa, gli viene “ispirato” da un rapporto più profondo. Non tutti lo sanno ma Matteo a Bologna ha una compagna, giovane come lui, che lo tifa come un ultras mentre si destreggia tra la sua vita e la crescita di un bellissimo bambino, Luca. Come faccio a sapere che lo tifa con trasporto anche se io sono a Roma e lei a Bologna? Come posso essere sicura che siano una squadra affiatata dove ognuno collabora per la vittoria dell’altro? Perché non c’è un modo diverso di essere mogli, compagne, fidanzate di chi ama il bridge in questo modo. Siamo una squadra che non compare nel tabellino dei punteggi, ma che firma ogni vittoria. E la bellezza del gioco sta tutta in questo scambio invisibile: noi custodiamo il loro mondo mentre loro inseguono un re di picche; loro, poi, diventano il nostro pubblico silenzioso in battaglie quotidiane che non hanno panni verdi né trofei, ma che valgono intere carriere.


